25 Ottobre 2011 Nessun commento

Sento forte l’esigenza di fare questa esperienza. E’ una trappola? Mi affascina. Non ti amo. Voglio essere scopato da un sacco di persone diverse, tutte quelle che non ho avuto nella mia vita finora. Voglio, voglio, sempre voglio. Scrivere può essere una bugia. Non ho più voglia di parlare. L’autismo di cui ti parlavo. Sono a letto, non sono andato in negozio. Ho dormito e sognato strano tutto quanto il tempo. Mangerò, non mangerò? Qualcosa riuscirò a ingurgitare. Senso di colpa. Io non mangio per senso di colpa nel momento in cui ti abbandono. C’è un viale, a Madrid, pieno di alberi e di foglie. Mi piaceva scrivere in una di quelle panchine. Passa un sacco di gente, e ci sono i giornali esposti da leggere. Io scrivevo e osservavo i rumori e i colori. Voglio stare là, E mi punisco perchè per arrivarci devo abbandonare te, così simile a me, così da difendere, nonostante la forza che in parte hai, ma che in parte ti manca. Forse è una visione distorta che ho di te. Sei solo umano verso gli altri. Io mi aspetto sempre dei robot. Oggi non ci sentiremo, e io sto già meglio. Rassicurato. Ti rivedo sulla sedia, ieri notte, lo stesso sguardo della prima foto che mi hai mandato. Eri identico. Come siamo arrivati a questa giornata? Dove ci siamo persi? Dove mi sono smarrito io? C’era qualcosa di implorante nei tuoi occhi. Moriremo, e io ricorderò che c’era qualcosa di implorante nei tuoi occhi, la sera del ventiquattro ottobre. Non te ne sei reso conto, ma mi stavi chiedendo di rimanere. E io voglio andare via. Hai finito di lavorare e avrai capito che io non ci sono più. Si, sono andato via. A Madrid troverò la nutella bianca. Ingrasserò e sprecherò tutti i miei soldi. Voglio morire? Una parte di me vuole soccombere? Chissà. Bendato. Sono da punire? Mi devo punire? Si, perchè non ti amo, merito una punizione. Tu dovresti essere amato, giusto? Tu mi proteggi, e io non ti amo. E’ perchè non amo mia madre, vero? E’ per questo che mi punisco? Quando ho capito che di fronte alle peggiori umiliazioni lei avrebbe comunque scelto il mostro, io ho smesso di volerle bene. Forse ho smesso di volere bene? Amare è una debolezza, vero? Vedi, ho dei momenti in cui sento forte che è inevitabile, e che tutto il mio mi dice di andare via, che non me ne frega niente dei tuoi occhi pieni di amore per me, delle tue mani che mi stringono per rassicurarmi, della pazienza, la dedizione. Me ne fotto. Perchè devi amare proprio me, che me ne fotto di tutto? Io non sono come sembro. Ci ricasco sempre. Io non voglio fare male. E per non fare male devo stare solo. Andare per i fatti miei, freddo o caldo che sia, parlare poco, morire senza fare notizia. Abbandonarmi. Non ti amo, altrimenti non sarei qui da solo, ma insieme, a combattere un mondo stupido.

Categorie:Argomenti vari Tag:

20 Maggio 2011 Nessun commento

Credo che a un certo punto si scelga di non essere salvati. O di salvarsi da soli. In questo momento, l’idea di potermi imbottire di gocce fino a non esistere più mi rincuora. Non sono ancora sicuro di volermi salvare, ecco. Poi lo farò, perchè sono un essere umano. In tutta onestà, spero di optare per le gocce, e di dire addio a questo mondo adesso, con l’alito dell’amore ricevuto ancora addosso. Si, ho la sensazione, in certi momenti, di essermi sentito amato ultimamente. Anche dalla mia famiglia, soprattutto negli ultimi giorni. Questi giorni a Oristano sono stati belli. Un uomo che ti ama, che ti tira fuori dalle sabbie mobili quando affondi. Si, credo di essermi sentito molto amato in questa città. Le persone, che senza nemmeno conoscermi mi hanno accolto come fossi un essere speciale. Non riesco a parlarti, ora, perchè è difficile guardarti negli occhi, ora che sto dicendo addio. Forse la cosa che mi rimprovero di più è che ferendoti in questo modo rischio di mettere in pericolo la fiducia che hai nei giorni a venire. L’ottimismo. La forza. E poi penso di aver giocato coi tuoi sentimenti, e questo non mi fa sentire bene. Io sono fatto così. Sapevo dal principio che sarebbe arrivato il momento in cui me ne sarei andato. In questo senso, ci siamo raccontati una bugia enorme ogni singolo secondo. Ora provo malinconia, lavando i piatti e pulendo questo parquet. Alla fine non ho preso il treno. Sono rimasto in stazione e poi son tornato indietro, perchè ho la sensazione di non avere più una casa dove andare. Mi sento solo, ma so anche che è solo che voglio stare. L’amore con un uomo lo vivo come una fantasia, non come una realtà. So che la felicità fa parte esclusivamente del reale, me lo hai insegnato tu, ma va bene anche così, senza essere felice. Non ho più voglia di darmi spiegazioni. Sono solo, con le mie gambe sgangherate, il peso degli anni. Mi hai detto amore mio, e mi è piaciuto tanto sentirtelo pronunciare. Ma c’è un’inadeguatezza di fondo che non mi lascia vivere. L’ho respirata profondamente ieri, e al risveglio, e nel tentativo di volerti bene che mi sono imposto ogni volta che ho provato ad essere per te, a farti sentire bene. Ora non ce la faccio più. Avrei voluto fare l’amore con te come i bambini. Giocare ad amarsi sotto le coperte, scambiandoci sicurezze tra mura incerte. Amore, troverai un altro uomo che farà tutto questo, perchè sei un essere speciale, come direbbe Battiato, e lui avrà cura di te come tu hai fatto con me.

Categorie:Argomenti vari Tag:

20 Maggio 2011 Nessun commento

Non so più dove andare. Dove trascorrere la notte. Non so che fare di me. Vorrei chiudere gli occhi al calare del sole di stasera. Non aprirli mai più. Perchè se è vero che non è importante come abbiamo vissuto, ma ciò che facciamo al momento della fine, io sono a posto. Mi sono impegnato, e anche se ho fallito, ho provato ad essere una persona normale. Ora vorrei morire, prima che quei frammenti di senso diventino troppo lontani.

Categorie:Argomenti vari Tag:

14 Maggio 2011 Nessun commento

Non ci eviteranno i dolori del distacco. Delle strade che si dividono. Sono sempre maledettamente negativo e pronto a indossare il velo del lutto. Non prendo in considerazione l’idea di scivolare da questo balcone perchè diverrei lo zimbello della zona. Qualche frattura, magari…ma che cazzo dico? E’ così che popolo i miei pensieri. Lanciandomi dai balconi, anticipandomi gli addii, ripetendomi che nemmeno stavolta cambierò qualcosa nella mia vita. Sento davvero un senso di paralisi. I piccioni continuano ad atterrare su questo balcone, e come il peggiore degli ignoranti, ho paura che sia un brutto segno, di qualcosa di brutto che sta per accadere. Mi capita di pensare che la solitudine incida sui miei limiti. Ho preso cinque gocce, sto già diventando troppo ossessivo. Vorrei qualcosa da iniettare in vena per non pensare. Ma devo pensare, non so bloccarlo. Ho paura di perderci. Come abbiamo fatto a rivivere il miracolo? Si, andrò dallo psichiatra per i farmaci. Ho capito di non poter rimandare. Mi spiace così tanto per questo rifiuto che sento verso di te. Vorrei baciare ogni punto in cui mi hai dato affetto. La tua voce da bimbo. E’ questo voler andare via da te che mi paralizza. Non so se riuscirò mai a curarmi. Se solo fossi in grado di lasciarmi salvare. Ma dobbiamo salvarci da soli, vero? E invece io penso a come scivolare da questo balcone e mettere fine al mio tormento di pensieri incontrollati. Forse incontrollabili. Mi odio. Sono tutto scollegato. Avrei bisogno di ordine. Credo di non sopportarlo, l’ordine. Sono doppio, ossessivo, impaurito, ansioso, perso.

Categorie:Argomenti vari Tag:

13 Maggio 2011 Nessun commento

Siamo così fragili nei nostri passi incerti. Crepe che sputano intonaco sotto il sole giallo di maggio. Mosche fanno l’amore in ogni angolo della stanza. Andy, spettatrice di questo indecente spettacolo erotico. Tento di allargare le inferriate col pensiero, ma sono troppo stanca, debilitata, e crollo distesa sul lenzuolo bianco, ruvido come carta vetrata ormai appassita. Ho paura di non superare l’estate. Il caldo, le ferie dei dottori, agosto che chiude i battenti e manda tutti a casa. Quasi tutti. La corsia del day hospital che si svuota e mi rende orfana di palcoscenico. Muoio un pò di più, ad agosto. Mancano parecchi giorni, ma lo sento dietro l’angolo. Odio l’estate. I concerti all’aperto, anche se non credo di averne mai visto uno. La leggerezza degli abiti, quella finta dei pensieri. Invoco settembre, ma ho paura, di perdere maggio. Questo porto su uno scoglio. Instabile, odoroso d’addio, di lacrime sotterranee. Perchè le mosche possono amoreggiare in libertà e io non posso lanciarmi dalla finestra? Eppure non sono del tutto convinta di voler morire, oggi. Una parte di me si aggrappa alla vita. Storta, brutta, la pelle unta, rivendica timidamente, ma senza mollare la presa, il proprio diritto a una porzione d’aria. E chi se ne importa se spesso è pregna di piombo e i polmoni rischiano il collasso. Lo manda avanti, quel cuore infetto da lame grondanti ruggine. Fa quasi dispiacere pensare di asportarle. Stanno là, come fotografie di un album che non vuoi buttare via. Il presente fa paura. Finisce troppo presto. Le mosche sono scomparse, magari sono già poltiglia nera sotto una paletta rossa.

Categorie:Argomenti vari Tag:

13 Maggio 2011 Nessun commento

Non sapere dove andare. Il tredici non è il quindici. La mostra non deve essere spostata. I giorni concedono doni. I giorni ti portano via tutto. Le voci di questo palazzo mi fanno paura. Andre vuole scomparire nel nulla, diventare invisibile, come in un appartamento che in realtà non esiste. Il sole è doloroso, mi ricorda che sono in vita. Devo sforzarmi di avere una vita normale, comunque. Ma io non la sento normale, questa vita. Credo sia così da tanto tempo. Chissà se ce ne sono due. Una fatta in un modo, una fatta in un altro. Ogni tanto si incontrano. Una ha il frigo un pò più pieno, l’altra ha il sapore della rinuncia. Una è fatta di sforzi, l’altra di attese. Inutili, probabilmente, le seconde. Non riesco più a desiderare. A scalciare. Mi sono arreso. E adesso ho paura. Di questo freddo. Di questo autismo. Aspettare che passi, chiuso in questa stanza troppo piccola e perfetta. Perchè è successo? Perchè? Perchè non mi è stata concessa la favola, seppur nello sforzo?

Categorie:Argomenti vari Tag:

12 Maggio 2011 Nessun commento

Qui. Ancora una volta. Tutta diversa. Qui, alla fine di un amore, con la consapevolezza, bella, ma anche struggente, che pure nella crisi si può vivere la favola. Qui, a rendermi conto che la favola mia e tua è finita, così come era cominciata, inaspettatamente. E non c’è disturbo ossessivo o senso di colpa che possa salvarci. Solo rassegnazione, accettazione del destino. Del fatto che non eravamo l’uno per l’altro. L’ho capito, improvvisamente, ieri. Dopo aver provato ad essere per te. Dopo averti accarezzato i capelli stanchi. Dopo aver visto una nuova bellezza, senza i fronzoli dell’infatuazione, più imprecisa, ma umana, coraggiosa, vera. E poi la scelta. Di proseguire comunque da solo. Nella mia solitudine. Scelta. Arriveranno altri uomini, forse più giusti, come mi dice qualcuno. Ecco, oggi non è più così insopportabile pensare ad altri uomini. E se non arriveranno, pazienza. Oggi non scalcio, non faccio i capricci, non ti voglio a tutti i costi. Oggi sono di nuovo solo, perchè ti ho detto addio. Ho capito che il destino si può forzare, ma solo fino a un certo punto. Sono sempre dell’idea che ci debba essere una spinta di desiderio, e in me manca, e forse non lo so riconoscere, oppure è tutta una stronzata e li so vedere benissimo, questi desideri. Non voglio finisca come le altre volte. Non voglio detestarti, cancellarti come un errore. Non voglio che i tuoi baci diventino fonte d’angoscia. Preferisco andare via, e lasciare che tu li conceda a persone meravigliose che sappiano amare ogni lettera che compone il tuo nome. Il dodici, nella mia testa, è il numero sfortunato. Me ne accorgo ora, salvando la pagina con la data di oggi. Non so che sarà di me, adesso. Questa vita non la capisco, e non spetta a me farlo. Sono di nuovo qui, e guardo questo spazio attorno, che senza averlo programmato ci ha regalato altri momenti di noi, tutti difficili, tutti belli. Chissà perchè alcune cose passate sono sempre bellissime. Solo due sere fa scrivevo che forse non ero più così certo di voler morire. Sentivo un affetto malinconico per questi giorni di maggio. E’ vero, anche se non so il perchè, che c’è qualcosa di buono nello sforzo. E’ più vicino alla terra e meno al cielo. Più corporeo e meno spirituale. Mi sono sentito molto più amato in questi giorni che durante l’inverno. In mezzo alla fatica, a un cielo spesso pieno di nubi, la tua presenza costante è stata la più chiara forma d’amore. Fossi certo di poterti amare allo stesso modo, resterei. Non è così, ora lo so, e quindi vado. Resterò in questo posto ancora un pò, anche se preferirei lasciarlo intatto, le nostre impronte sparse tra la cucina e il letto. Credo che a volte siamo attratti da qualcosa che non conosciamo ancora, e a me sta accadendo. Altre strade mi aspettano, e vorrei stare qui, imparare da te la normalità, ma sono spinto verso altri luoghi, e non posso fare nulla, se non piegarmi al volere della vita. Quanti amori si consumano troppo in fretta, senza che nessuno se ne accorga. Quanti sapranno del nostro? Poche persone, ed è meglio così. Ci sono sentimenti che non si possono gridare, perchè si disperderebbero. Sono fragili, e bisogna abbracciarli stretti. Ma anche liberarli, quando arriva il momento. Se potessi scegliere, mi piacerebbe raccontare ai miei nipoti di te come uomo della mia vita. Non accadrà, e ora mi rattrista, ma so che ci passerà. Mi arrendo. Se ogni cosa in questa vita è finzione, voglio dirti, sapendo di mentire, che ti amo, come avrei voluto straripasse spontaneamente. O forse no. Silenzioso, ninnandoti, bambino al sicuro tra le mie braccia.

Categorie:Argomenti vari Tag:

26 Aprile 2011 Nessun commento

Questo blog potrebbe essere il mio testamento.
Oggi mi andrebbe di suicidarmi.
Prima che arrivi il caldo, il mare, le giornate a maniche corte.
Sto di nuovo sentendo il dolore del mondo.
Oppure è solo il mio, che viene amplificato dalle tragedie altrui.
Sto sprofondando in questo letto rosso.
La speranza che all’improvviso svanisce, tutto è perduto.
Per quanto mi sforzi, spesso ho la sensazione di essere governato dai miei turbamenti.
E’ come una danza.
Non posso pensare a una seduta, domani. Al grigiore di quel completo, alla serietà nell’esternare pareri, a quanto ormai mi senta fuori luogo anche là.
Ecco, oggi mi sento fuori luogo ovunque.
Ieri ho sentito una tale fragilità intorno a me. Una stanchezza. Una tristezza mista a noia e disperazione. Perchè?
Il distacco è il sistema che adotto per proteggermi da tutto questo.
Ci stiamo perdendo? Non so se ho ancora la forza di lottare.
Quanto mi sento mediocre oggi? Tanto.
Ci sono persone che fanno una passeggiata e si sentono fortunate. Io no.
Oggi sono nero.
Me ne starò qui a lavorare, consapevole della mancanza di senso. Odiando ogni cosa.
Me stesso, naturalmente. Ne farò una tragedia senza farne una tragedia.
Sono deluso. Un lago di calmanti, affogarci dentro.

Categorie:Argomenti vari Tag:

21 Aprile 2011 Nessun commento

Così in fretta arrivano le ventitre.
Finalmente posso chiudere gli occhi, dopo aver rimandato per un’intera giornata.
Ho voglia di pioggia.
Sospeso nel tempo.
Inchiodato al muro in una strada deserta. Il traffico dietro l’angolo.
Fa paura, il silenzio. Fa più paura il rumore.
Alla fine si sceglie che vita vivere.
Ho scelto.
Ci sono mille strade, ma ne puoi percorrere solo una.
Spesso si sceglie quella sbagliata, ma lo scopri solo a destinazione.
Sto sbagliando qualcosa.
Sono troppo duro, con me stesso e con gli altri.
Soggiogato da un senso di colpa che bussa alla porta con insistenza.
C’è una parte che dice vorrei, ricoperta di polvere e nebbia.
Un sistema automatico che chiude ogni spiraglio di cambiamento.
Mi rigiro nei meandri della mente e mi accorgo di non farcela.
E’ un labirinto, la solitudine. Un parlarsi continuamente addosso.
Come stare su un pezzo di terra che il mare separa dal resto del mondo.
Sono solo, e gli altri su un altro isolotto, tutti insieme.
E’ così che mi vedo, così che mi sento.
Eccezioni. Durano così poco.
Per una volta, se potessi, vorrei farmi salvare.
Ma io non voglio farmi salvare, lo hai detto anche tu.
Non è facile lottare contro questo istinto che con certezza assoluta mi inchioda al buio.
Lo affronto dentro me, e probabilmente è questo lo sbaglio.
Dovrei provarci fuori da me.
Dimenticare me stesso.
Ciò che provo, soprattutto ciò che non provo.
Inventare, fingere qualcosa che non c’è.
E’ assurdo, perchè la mia regola numero uno è sii coerente col tuo sentire.
Dovrei mettere in discussione il mio principio fondamentale.
Si.
Non riesco a perdonarmi per non aver saputo trarre il meglio da noi.
Per esser ritornato qui, tra muffa e ombre, ancora.
Ed è questo che non mi aiuta a ritrovare la strada del bene.
Un giorno mi perdonerò per ciò che sono, per questa valanga di limiti, e riprenderò il cammino.

Categorie:Argomenti vari Tag:

.

19 Aprile 2011 Nessun commento

Sto sbagliando qualcosa.
Troppi drammi.
Tutto bianco, tutto nero.
Voglio tutto, voglio niente.
Non posso sempre farne una tragedia.
Rinchiudermi, dire arrivederci alla prossima.
Ma sono fatto così. Credo.
Come sono fatto, mi sembra di saperlo a giorni alterni.
Domani salterò la seduta.
Sto sbagliando qualcosa.
Cosa, esattamente?
Immobile.
Spesso, resto immobile.
A chi si paralizza, consiglio di muoversi, anche sbagliando.
Ringraziano.
E io? So accettare la possibilità di commettere uno sbaglio?
Non so provare nostalgia.
So stare perfettamente da solo.
E’ la mia strada?
E se stessi sbagliando qualcosa?
C’è una vita parcheggiata in un angolo.
E’ solo immaginata.
A che serve disperdersi nella mediocrità?
Sei sprecato, mi hanno detto.
E se non sapessi essere diverso da ciò che sono?
Ma magari sto sbagliando qualcosa.
E’ così difficile concedersi la felicità, ricordi?
Si, è fottutamente complicato.
E’ uno status, la felicità, come la cittadinanza. Si può acquisire da adulti?
Le mie gabbie, pesanti.
Tutto questo pensare che toglie spazio alla vita.
Ma cos’è vivere?
E’ governare il pensiero, camminarci sopra, come saltellare su un prato.
E’ avere il controllo.
Oggi è silenzio, è lontananza, è capire che non so scendere a compromessi.
E’ delusione per questo finale.
Solitudine, di nuovo.
Porte che si chiudono.
Oggi è l’idea che forse sto sbagliando qualcosa, e come uno stupido qualunque, non capisco cosa.

Categorie:Argomenti vari Tag: